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La protesta dei Ricercatori Universitari italiani

Una forte protesta è cresciuta all’interno delle Università Italiane e minaccia di bloccare l’inizio del prossimo anno accademico, tuttavia, come sempre accade in questo paese, nessuno ne viene informato nè riesce a capire che cosa stia realmente accadendo. La stampa da poco spazio a questo genere di notizie, forse convinta che interessino poco alla gente e preferisce parlare del caldo afoso e delle vacanze imminenti. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Ancora una volta tutto nasce (neanche a dirlo) dall’attuale governo e dal Ministro Gelmini, in particolare quello che viene messo in discussione è il DdL 1905. Perchè questa norma ha sollevato così tante proteste tra i Ricercatori attualmente assunti nelle nostre Università? In particolare si sancisce la definitiva messa ad esaurimento della figura del Ricercatore a tempo indeterminato, sostituita dal Ricercatore “a tempo determinato” (3+3 anni).
Per capire la situazione occorre sapere che i Ricercatori, a differenza di quello che gran parte delle persone pensano, non fanno solamente ricerca nelle Università italiane ma svolgono a titolo gratuito una grossa mole di didattica (insegnamenti cosiddetti frontali). Questi insegnamenti non rientrano però nei loro obblighi istituzionali, in altri termini insegnano nelle Università pur non essendo compito farlo. Una persona sana di mente potrebbe chiedersi: “Perchè accade tutto ciò?”. Il motivo è molto semplice, il numero di corsi Universitari, che negli ultimi anni è aumentato notevolmente (specialmente dopo l’introduzione del 3+2*) ha reso necessario che i Ricercatori svolgessero parte degli insegnamenti che altrimenti avrebbero letteralmente sommerso i professori Associati ed Ordinari. Inoltre la didattica consente di acquisire un maggiore “punteggio” che può rivelarsi utile per poter accedere al grado di Professore Associato. Inutile dire che la situazione è molto complessa e varia a seconda dei diversi Atenei. Come sempre accade in Italia, il sistema, nonostante le molte difficoltà e grazie alla buona volontà di molti funzionava discretamente. Tutto ciò è stato però sconvolto dal “DdL macigno” lanciato dal nostro Ministro nelle già turbolente acque dello stagno Universitario italiano. Il DdL Gelmini presenta infatti diversi aspetti penalizzanti e discriminatori nei confronti dei ricercatori attuali. Manca qualsiasi riconoscimento dell’attività didattica “frontale” che gran parte dei ricercatori attuali hanno svolto fino ad oggi gratuitamente, soprattutto dall’entrata in vigore della riforma 3+2 dell’ordinamento didattico. Infine, oggi un ricercatore per poter accedere al ruolo di Professore Associato deve conseguire un’abilitazione nazionale e poi vincere un concorso a valutazione comparativa; al contrario, il nuovo ricercatore a tempo determinato, dopo aver conseguito l’abilitazione, potrà essere assunto come Professore Associato per chiamata diretta dagli Atenei. Inoltre, dato che i Ricercatori a tempo determinato debbono essere assunti come Professori Associati dopo i sei anni di precariato (pena l’esclusione dall’Univeristà) questi saranno sempre e comunque privilegiati nella promozione rispetto agli attuali Ricercatori. Bisogna infatti ricordare che le Università possono assumere solamente un numero ben definito di Professori Associati ed Ordinari, pena lo sforamento del bialancio. Questo spiega il perchè gli attuali Ricercatori verrebbero esclusi da qualsiasi progressione di carriera. Le nuove regole previste dal disegno di legge quindi, unite alla drammatica carenza di finanziamenti insufficienti perfino alla semplice copertura degli stipendi del personale già in ruolo, annullano di fatto qualunque reale prospettiva di carriera per i Ricercatori. Anche ai non addetti ai lavori questo indica chiaramente come mai si stanno muovendo contro il DdL senza un appoggio forte da parte del resto del mondo accademico: Professori Associati ed Ordinari non vengono egualmente toccati da questi provvedimenti e quindi non hanno interesse a protestare. Il problema però è che i Ricercatori in moltissime Università hanno un peso enorme visto che una parte sostanziale degli insegnamenti viene tenuto da loro e, se privatane, l’Università rischia il blocco. Proviamo ad immaginare che cosa succederebbe se i Ricercatori fossero precari: sarebbe molto semplice “zittirli”, basterebbe minacciarli di non essere assunti alla fine dei 3+3 anni di precariato. Inutile negarlo, quello del precariato è il mezzo favorito in questo paese per togliere potere alle persone e per renderle docili ed obbedienti agli ordini di una sempre più ristretta classe dirigente, intoccabile ed arroccata sulla propria montagna di privilegi. Chiunque può capire che c’è un contrasto strindente tra le richieste dell’Europa che vorrebbe da noi uno sforzo per aumentare il numero di laureati e la qualità delle nostre Università e la politica del nostro governo che, all’opposto, prevede una sempre maggiore riduzione degli investimenti nella ricerca. Credo che la speranza di tutte le persone di buon senso sia l’abbandono dell’attuale politica che sta distruggendo l’istruzione italiana e si intraprenda una strada volta ad aumentare i finanziamenti alla ricerca e a migliorare la qualità del sistema scolastico. Solo un sistema che stimoli la competitività tra gli Atenei, come ad esempoi l’istituzione di una graduatoria delle Università Italiane che ne attesti il livello di eccellenza, ci
consentirà un reale migliormento dell’Università Italiana. Se questo sforzo non verrà sostenuto è inevitabile che l’Italia venga definitivamente staccata dagli altri
paesi europei che stanno investendo molto più di noi in ricerca e formazione degli studenti. Non è ancora tutto perduto, i nostri studenti universitari sono ancora ben preparati, lo testimonia il fatto che per loro è estremamente facile trovare lavoro all’estero. Però deve assere altrettanto chiaro alla nostra attuale classe dirigente che solo un’inversione di rotta ci salverà dalla perdita di tutte le nostre menti migliori in fuga verso l’Europa e gli Stati Uniti.

* Con il termine “3+2” si intende che nell’Università esistono attualmente due cicli formativi: la laurea, che viene chiamata laurea di primo livello (ex laurea triennale), e la laurea magistrale (ex specialistica) che dura due anni (http://www.universita.it/riforma-universitaria/).

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Felice Maniero torna in libertà. Ha scontato 17 anni di condanna

E così il più grande criminale della storia del Nord Est, autore di centinaia di rapine, di clamorose evasioni e di omicidi, è dunque, per lo Stato italiano, nuovamente un cittadino come gli altri e probabilmente con tutto il patrimonio illegalmente accumulato diventerà imprenditore … Dopo 7 omicidi – di cui 5 riconosciuti – e pensare che nel Veneto non c’è sentore di mafia!!! Liberi Vicentini

Scaduto il soggiorno obbligato: potrà girare per l’Europa senza vincoli. L’ex boss: «Non ho mai sgarrato in questo periodo, nemmeno una multa»

VENEZIA — Felice Maniero torna in libertà e non si tratta di un’evasione. Questa volta è la legge a prevederlo: scontata interamente la sua pena, da domani il superboss della Mala del Brenta potrà girare senza vincoli per l’Europa, con un nuovo nome, un nuovo cognome e al seguito la carta d’identità dove la foto è sempre quella di Faccia d’Angelo.
Dopo 37 anni vissuti fra carcerazioni, fughe, latitanze, arresti domiciliari, semilibertà, soggiorni obbligati, libertà vigilate e restrizioni varie, scade infatti l’ultima misura di prevenzione, l’obbligo di soggiornare all’interno dei confini comunali, di rincasare entro le undici di sera e di non uscire dalle mura domestiche prima delle sei del mattino.
E così il più grande criminale della storia del Nord Est, autore di centinaia di rapine, di clamorose evasioni e di omicidi, è dunque per lo Stato italiano nuovamente un cittadino come gli altri.
E’ l’effetto pratico del patto con la giustizia fatto all’epoca della sua collaborazione, anno 1995. La confessione di vent’anni di delitti in cambio di un trattamento giudiziario non troppo afflittivo. Il che si è tradotto in due condanne a 11 e 14 anni. La prima per associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata a una pletora di reati: rapine, droga, sequestri, traffico d’armi. La seconda per sette omicidi: lui ne riconosce cinque.
Nel 1995, dopo il suo ultimo arresto a Torino, decise di vuotare il sacco. Lo status di collaboratore di giustizia gli è valso il vantaggio processuale del cumulo delle pene, per cui la condanna complessiva a 25 anni (14 più 11) di reclusione fu ridotta a 17. A lui è stata attribuita la responsabilità di una lunga stagione criminale, un ventennio nel quale mise a ferro e fuoco il Nord Est tirando i fili della più potente organizzazione banditesca mai esistita sopra la linea del Po: centinaia di ladri, rapinatori, trafficanti di droga, di armi, biscazzieri, sequestratori. Un giorno lui stesso tentò una stima: quattrocento, comprendendo anche i topi d’appartamento: «Ma io facevo solo rapine e non in banca», per dire che la sua passione era il colpo a effetto, il forziere impenetrabile, i lingotti d’oro, l’aeroporto, il casinò, non il semplice ladrocinio, mitra, mani in alto e apri la cassaforte. «Ah, robetta, troppo piatta, pochi brividi».
Un’organizzazione piramidale e ramificata che aveva base nelle campagne veneziane del Piovese e che si estendeva su tutto il Veneto. Nata grossomodo nel 1975 sull’ormai sfilacciata gang dei veneziani Kociss e del Chessman (come il feroce bandito americano) e morta nel 1995, in corrispondenza della confessione di Faccia d’Angelo con la magistratura veneziana. Lui dunque la creò e lui la distrusse. Ma era addirittura il lontano 1973 quando Maniero venne pizzicato per la prima volta. Un fatto minore, adolescenziale, il furto di un’automobile quando aveva appena 18 anni ma non ancora la patente, che gli aprì le porte del carcere per un mese. Quando uscì riprese la sua naturale attività, sempre più rampante e smanioso di conquista. Iniziò presto la partita a scacchi con la polizia, intervallata da brevi periodi di galera. Sei mesi nel ’74, otto mesi nell’80, tre anni e mezzo nell’ 84, a Fossombrone. Troppi, tre anni e mezzo. In ogni caso abbastanza per meditare nel carcere di massima sicurezza marchigiano la clamorosa evasione: un tunnel di seicento metri scavato nelle fogne del penitenziario per poi fuggire a nuoto fra le acque impetuose del Metauro, il 16 dicembre del 1987. «Nuotammo con la forza della disperazione, io e Peppino (un brigatista, evaso con lui, ndr), contro la corrente del fiume che ci spingeva a valle… poi ci abbracciammo luridi, sul volto di Peppino spuntò una lacrima. Piangeva di gioia. Eravamo consapevoli di aver battuto un nemico ritenuto invincibile». Anche lì, non una fuga normale, un lenzuolo annodato, un muro di cinta da saltare e via. No, sei mesi di lavoro e di studio meticoloso degli anfratti sotterranei del supercarcere. Poi la sparatoria, la corsa, il tuffo.
Qualcosa di cinematografico, esattamente come alcuni dei colpi a lui attribuiti: due miliardi di lire rastrellati al Casinò di Venezia puntando sei pistole al posto delle fiches «per riprendermi quello che avevo perso alla roulette», sorrise; un miliardo all’hotel Des Bains del Lido, prelevandodolo dalle cassette di sicurezza senza sparare un colpo; 170 chilogrammi d’oro trafugati alla Dogana dell’aeroporto di Venezia; l’assalto da Far West al treno di Vigonza con l’esplosione del vagone postale, il prelievo dei sacchi pieni di banconote e la morte innocente di una studentessa che viaggiava nel convoglio in transito sull’altro binario, «un imprevisto che non doveva succedere, molto doloroso »; il furto del mento di Sant’Antonio e quello dei cinque dipinti di Velasquez, El Greco e Correggio dal museo estense di Modena. E infine la fuga choc dal blindatissimo penitenziario Due Palazzi di Padova: giugno 1994, sei uomini della banda si travestono da carabinieri e vanno a liberare il capo prigioniero, simulando una traduzione. Ma nel bilancio criminale di Felice Maniero ci sono anche i traffici di droga e di armi e gli omicidi: dei fratelli Maurizio e Massimo Rizzi, di Ottavio Andreoli, di Ermes Bernardinello, di Zeno Bertin, di Gianni Barizza. Sono la grande macchia nera di Faccia d’Angelo, rispetto alla quale si riconosce solo una piccola attenuante: «Erano tutti uomini nostri, tutti traditori, e purtroppo noi avevamo deciso che chi tradiva moriva». Sospira. La riconquistata libertà arriva al termine di un articolato percorso di reinserimento sociale: prima due anni di semilibertà, poi tre anni di affidamento in prova ai servizi sociali e infine il soggiorno obbligato. Troppo presto? «Ho rispettato il patto e non ho mai sgarrato, nemmeno una multa». Domande: dov’è e cosa fa l’uomo libero Felice Maniero? Dove sia non si sa. Cosa faccia sì: l’imprenditore.

Andrea Pasqualetto – Dal Corriere del Veneto

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A Settembre Beppe Grillo incontrerà i MeetUp veneti

Annunciamo con piacere che Beppe Grillo verrà a trovarci qui in Veneto nel mese di Settembre 2010 per incontrare i MeetUp locali. Dopo la positiva esperienza delle elezioni Regionali avremo la possibilità di riincontrare Beppe per una (o forse due) giornate durante le quali analizzeremmo la situazione del MoVimento 5 Stelle in Veneto. Durante gli incontri discuteremo dei “progetti in corso” e delle “prospettive future” del MoVimento Veneto anche in vista delle elezioni future. Chiaramente l’incontro/i sarà aperto a tutti coloro che volessero partecipare, rimane però ancora in sospeso il giorno/i e luogo di ritrovo che verrà tuttavia comunicato al più presto. Al momento stiamo raccogliendo adesioni attraverso la rete, per Vicenza contattateci alla email vicenza5stelle@gmail.com, per avere un’idea della quantità dei partecipanti. Appena si avranno informazioni più definitive verranno tempestivamente comunicate.

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Processo ex-Tricom

Delusione, sorpresa e amarezza, a Tezze sul Brenta, per la decisione del gip del Tribunale di Bassano di non accettare la costituzione di parte civile del Comune nel processo sulle presunte morti da cromo alla Tricom-Pm Galvanica. Ufficialmente il motivo della risoluzione è il fatto che non è scritto nello statuto che il Comune tutela la salute pubblica.

Processo non decidibile con le carte che si hanno.
Il giudice Deborah de Stefano, che stà seguendo il processo (per il quale è stato chiesto dagli avvocati degli imputati il rito abbreviato) per determinare le cause e le responsabilità delle morti avvenute tra gli operai alla Ex-Galvanica di Tezze sul brenta, ritiene il procedimento “non decidibile allo stato degli atti”, quindi dispone che vengano eseguite una perizia medica e una periziaper l’acquisizioen del dato epidemiologica tra lavoratori della Tricom. Saltano quindi le udienza previste per il 22 ed il 26 Luglio, mentre verranno conferiti gli incarichi per eseguire le varie perizie il 12 ed il 28 ottobre 2010.  Il 12 ottobre alle 12:00 verrà incaricato il dott. Paolo Crosignani per la perizia alla ricerca del dato epidemiologico, mentre il 28 ottobre verranno incaricati il prof. Paolo Apostoli, il prof. Francesco De Ferrari e il dott. Mario Restori per la perizia medico legale sui lavoratori. Il giudice quindi aveva in mano una perizia (quella del dott. Clonfero che indica il fumo di sigaretta come causa di morte dei lavoratori) sulla quale non si è sentita di basare un processo per il quale è stato fatto di tutto per non darne il giusto risalto (è il primo processo in Italia per avvelenamento da Cromo). Già le perizie (dott. Levis, dott. Panizza, dott. Miedico) presentate per contrastare la perizia di Clonfero avevano smontato le conclusioni di quest’ultima, la quale era già stata ritenuta non valida,  in quanto infondata nella parte del dott. Clonfero, l’indomani della seconda richiesta di archiviazione (respinta appunto) di questo processo. La richiesta di costituzione di parte civile della provincia e del comune sono state rifiutate, la cosa non ci sorprende. La motivazione ufficiale è che non è presente nello statuto la difesa della salute come punto principale, ma un sindaco non dovrebbe preservare la salute dei propri cittadini?
Le nostre speranze e quelle dei famigliari non sono terminate, anche se lo spettro della prescrizione è sempre presente.

Tratto da http://salutetezze.splinder.com/

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Qui Firenze, passo – I° Incontro Nazionale delle Liste Civiche dei Comuni a Cinque Stelle

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L’8 marzo si è tenuto a Firenze il primo incontro nazionale delle liste civiche dei Comuni a Cinque Stelle patrocinate dalle liste civiche e dai meetup di Beppe Grillo. Sui giornali è stata dipinta come la dichirazione di sfida alla politica nazionale e per una volta ci sentiamo di dargli ragione.

Il documento simbolo di questa giornata è la carta di Firenze, che riassume in dodici punti il programma che accumuna le liste civiche. 12 punti antitetici al programma di governo che vanno dall’acqua pubblica allo sviluppo delle fonti rinnovabili, passando per i rifiuti, la connettività e la mobilità. Non è nulla di straordinario, se non fosse per il fatto che il governo attuale e tutti i suoi predecessori hanno ritenuto di scarsa rilevanza la loro considerazione. Non fosse per il fatto che, in questo nostro paese, il buonsenso è merce rara e “rivoluzionaria”, come ha detto Beppe sul palco.

Per trattare i singoli punti sono intervenuti Maurizio Pallante, il teorico della Decrescita felice, i dottori Patrizia Gentilini (oncoematologa e membro dell’ISDE), Giuseppe Bolognini (igienista) e Giuseppe Miserotti (medico generale) allievi del professor Lorenzo Tomatis per parlare delle ripercussioni negative che gli inceneritori hanno sulla salute umana, mostrando dati agghiaccianti sulla crescita dei tumori giovanili del 3% all’anno, complessivamente, nella fascia d’età da 0 a 14 anni, negli ultimi quindici anni.

Tra gli ospiti illustri, il professor Riccardo Petrella, professore di mondializzazione presso l’Università Cattolica di Lovanio (Belgio) e autore del Manifesto dell’Acqua che nel suo intervento ha sottolineato come l’acqua nel corso degli anni stia tristemente diventando il “petrolio di domani” e Marco Travaglio che ha concentrato l’attenzione sull’importanza e la difesa della Costituzione concludendo con la la lettura di una lettera di Berlinguer all’allora Vice Presidente della Camera Scalfaro, di critica al sistema clientelare del tempo, di una sconcertante attualità, dopo ventotto anni.

Matteo Incerti giornalista freelance di Reggio Emilia ha illustrato il progetto Rifiuti Zero il cui obiettivo è (riportando le sue parole) “produrre sempre meno rifiuti, che siano solo riciclabili e compostabili, differenziarli e ricilarli tutti”, mostrando come anche Barack Obama lo abbia inserito nel suo programma di governo.

Per l’energia è intervenuto Marco Boschini, coordinatore nazionale dei Comuni virtuosi illustrando cosa possono fare i comuni italiani nel campo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili, mentre per la connettività Maurizio Gotta presidente e fondatore dell’Anti Digital Divide che ha illustrato lo scopo di quest’associazione consistente nella “riduzione del Digital Divide esistente tra le varie aree italiane, e tra l’Italia e l’Europa, attraverso azioni volte ad ottenere una migliore copertura territoriale della banda larga, tariffe e servizi in linea con gli standard europei, programmi di formazione destinati agli “emarginati” informatici.

Per i diritti dei cittadini è intervenuta Sonia Alfano.

Un piccolo e delizioso fuori programma lo ha avuto Jacopo Fo anch’egli molto attivo con il suo blog che ha portato il suo personale saluto e ringraziamento a quanti hanno partecipato all’evento.

La seconda parte svoltasi nel pomeriggio è stata riservata agli interventi dei Meetup e delle Liste Civiche che si è aperta con l’intervento del consigliere comunale di Treviso David Borrelli che ha illustrato i progetti che ha realizzato per la città tra cui la conversione di tutti i veicoli comunali attualmente intestati all’amministrazione, con mezzi equivalenti a gpl o a metano o in collaborazione con la dottoressa Carla Poli del Centro di Riciclo di l Vedelago l’introduzione in tutte le scuole della città della raccolta differenziata spinta con lo scopo di azzerare completamente la tassa rifiuti attraverso la vendita dei materiali selezionati.

 

«I partiti sono morti, noi siamo l’unico virus che attraversa la nostra Italietta, forse perderemo ma le nostre idee vinceranno in futuro»

Beppe Grillo

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H20 in bocca: vi abbiamo venduto l’acqua

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di Rosaria Ruffini

Mentre nel paese imperversano discussioni sull’ eutanasia, grembiulino a scuola, guinzaglio al cane e sul flagello dei graffiti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell’acqua pubblica. Il Parlamento ha votato l’articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti, che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica. Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l’acqua non sarà più un bene pubblico ma una merce, e quindi sarà gestita da multinazionali (le stesse che possiedono l’acqua minerale). Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l’acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%. Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori. La privatizzazione dell’acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L’uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita. L’acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropriarsene per trarne illecito profitto. L’acqua è l’oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre. Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo.

Acqua in bocca.

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Terminata l’odissea dei residenti: il Comune cancella le strisce blu

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tratto da “il Vicenza” del 2 febbraio 2009.

Il Comitato dei residenti di Corso Padova esulta, davanti alle loro abitazioni sono spariti i parcheggi a pagamento. La svolta c’è stata venerdì mattina, quando gli operai del Comune hanno coperto con vernice bianca le strisce blu dipinte due anni fa.

LA DISPUTA. È iniziato tutto il 9 ottobre del 2007, con l’amministazione Hullweck ancora in carica, quando gli abitanti delle vie Ruspoli, Borgo Casale e Simonetti si sono riuniti in un co­mitato spontaneo per denun­ciare la decisione del Comune di disegnare le piazzole di sosta a pagamento davanti alle loro abitazioni. In una zona residenziale, lontana da esercizi commerciali e dal centro storico. È l’inizio di una battaglia fatta con raccolte di firme, carte bollate,  incontri con gli assessori di turno e animata da blitz di protesta sfociati nell’impacchettamento dei parchimetri di Aim.

LA SOLUZIONE. Del caso Corso Padova è stato investito il neoassessore alla Mobilità Ennio Tosetto, che all’indomani della sua nomina è stato incalzato dai residenti. “Non abbiamo ottenuto tutto – conferma il por­tavoce del Comitato Roberto Amato – ma possiamo dire di aver raggiunto la prima piccola vittoria». Ovvero la sosta libera nelle vie Ruspoli, Simonctti, Parisotto e Valdagno che circon­dano il piccolo parco giochi la­sciato deserto dai residenti nei due anni di strisce blu. Non so­lo. Dal Comune e arrivato il via libera anche per “imbiancare” il tratto iniziale e finale di via Bor­go Casale. Proprio su quest’ultima arteria si concentra la seconda parte della battaglia messa in atto dai residenti, che chiedono la creazione di una pista ciclabile che colleghi la zona adiacente allo stadio fino al centro storico della città. Il discorso è ancora aperto, aspettiamo di avere un ulteriore incontro con i tecnici del Comune – conclude Amato – Sappiamo che la nuova amministrazione comunale è sensibile a questo tema, noi contiamo anche sulla collaborazione dell’associazione Tutti in Bici».

LA CHIAVE. La rotatoria costruita davanti all’Istituto Lampertico ha risolto in parte la questione viabilità: «Le macchine passano comunque ad alta velocità, ma il passaggio degli autocarri è diminuito». Viale Trissino ad alta velocità. Tra le proposte avanzate dal comitato dei residenti all’amministrazione comunale c’è la questione viale Trissino: «Le auto scambiano la via per una pista d’automobilismo, il Comune si adoperi per trovare una soluzione». Si rallenta con i cordoli. È la richiesta fatta dai cittadini che risiedono nella zona: «Con i dissuasori stradali le macchine rallenterebbero, è una situazione a rischio per chi attraversa la strada in quel punto, oltre che di disturbo acustico per chi abita nelle vie adiacenti». Il Comune storce il naso. L’installazione dei dissuasori stradali, è la tesi confermata da palazzo Trissino ai residenti, creerebbe difficoltà alla circolazione degli autobus pubblici.

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Relazione del 14 Gennaio ‘09

Ringraziamo tutti i partecipanti alla proiezione del film, veramente numerosi visto che abbiamo organizzato tutto in meno di un mese a causa della pausa natalizia…
La vasta fascia di età del pubblico ha permesso una visione del tema molto più globale con una discussione molto sentita e chiarificatrice.
La serata è stata gestita da Enrico Biasiolo,che è riuscito a coinvolgerci tutti con le domande mirate alla situazione a cui ci stiamo avvicinando.

Riportiamo qui di seguito i primi commenti ricevuti sulla serata e ne attendiamo molti altri nei vostri commenti:

Giordano: la cosa che più mi è balzata agli occhi è che il futuro è tutta una cosa che gira intorno all’agricoltura, meglio se non intensiva per questioni salutistiche legate agli agenti chimici, meglio se in piccole aziende di coltivazione per non coinvolgere i trasporti a lungo e medio raggio. La logistica e i trasporti di cose e persone è la seconda cosa che nel film e nel nostro futuro sarà molto importante oltre che la produzione e la circolazione dell’energia in piccoli impianti (vedi anche l’esperienza di schonau). Infine aggiungerei che sarrebbe importante avere delle apparecchiature, machinari, veicoli ecc ecc il più possibile standardizzati i modo da rendere facile gli interventi di manutenzione e la reperibilità dei ricambi.

Davide: mi hanno colpito le parole di una donna che ha avvisato l’umanità che una della maggiori sfide del futuro sarà riconvertire l’agricoltura dall’uso dei pesticidi attuale al biologico. I terreni sono diventati ormai spugne su cui buttare semi, pesticidi e fertilizzanti. Nel filmato invece si ritorna a piccoli appezzamenti di terreno più orientati all’orticoltura, con le diverse piante che lavorano in sinergia fra loro come una foresta che si autoalimenta e che lascia all’uomo solo il compito di raccogliere i frutti. Come dicevano nel film, la terra, il terreno, è vivo e dopo un grande sforzo per rimetterlo in sesto dopo gli anni di pesticidi, tende a funzionare richiedendo sempre meno manutenzione. Questo ridona al contadino uno status sociale ambito e non certo disonorato come può apparire nelle società consumiste e opulente. Riconvertire i terreni quindi è fondamentale e a Cuba l’esperienza ha stimato in 3-5 anni il tempo necessario a rendere il terreno nuovamente vivo. Ci sono molti altri esempi molto interessanti che il filmato ha fornito per uno stile di vita più moderato ma accettabile. I medici erano in una quantità enorme, tanto che cuba li “esporta” ad altri paesi, le università sono passate da 3 a 50. Quindi la sanità pubblica e la scuola non sono diventate sacrificabili, ma al contrario sono diventate i caridini su cui basare la società. Infine questa esperienza ha portato il popolo a stringersi e a vivere a fondo il concetto di comunità. Una comunità che condivide la vita, le esperienze, le difficoltà. Ah, non dimentichiamoci il “cammello”, un camion con rimorchio riadattato capace di trasportare 300 persone :-)

PS: vi ricordiamo il consueto appuntamento di domani 21 gennaio 2009 alle 20.30 presso la ex Circoscrizione 7.

PPS: vi ricordiamo per il 28 gennaio 2009 la seconda serata a tema “Quale futuro per l’acqua nel vicentino?” con Lorenzo Altissimo, direttore Centro Idrico di Novoledo (VI).

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Relazione del 7 Gennaio ‘09

Mercoledì 7 eravamo presenti in pochi a causa delle molte influenze post ferie :-)

Tra i partecipanti abbiamo potuto dare il benvenuto ad un nuovo iscritto, Marco.
Durante la serata abbiamo cercato di dar risposta ad alcuni quesisti come ad esempio la richiesta di una piattaforma, per i cittadini, in cui postare i loro problemi riguardo la città. Ad esempio la manutenzione del manto stradale, a chi si può rivolgere un cittadino per avere quel servizio? Altra richiesta sono state delle delucidazioni riguardo i rapporti che ci sono tra le imprese che offrono lavoro ed i centri per l’impiego.

Buona parte della serata è stata dedicata alla lista civica, a tal proposito Davide ha riportato alcune sue conclusioni, in base alle esperienze portate avanti finora, che mirano a creare una base per poi discutere il nuovo percorso da seguire assieme.

Ragionando, dall’esperienza avuta con la campagna elettorale di aprile, prosegue Davide, il candidato della lista civica deve farsi carico della propria campagna elettorale. Non possiamo ragionare in termini di partito, dove qualcuno al vertice decide e fa.
Ci serve concepire la lista civica come un gruppo di candidati che fanno la loro singola campagna elettorale. Ognuno farà il proprio volantinaggio, ognuno farà i propri comizi, ognuno farà i propri volantini, il tutto per avere dalla sua parte più preferenze possibili. Il candidato deve lottare in campagna elettorale per farsi conoscere e per avere le preferenze. Se ragioniamo in questi termini riusciremo a fare un paio di consiglieri senza alcun problema. Il problema ad aprile (amministrative comunali 2008, ndr) è stato che pochi hanno fatto una propria campagna elettorale.

Se partiamo da questo punto, le conseguenze sono facili da immaginare. La lista civica, il gruppo nel suo insieme, indicherà i metodi ammessi e quelli non ammessi per la campagna elettorale dei singoli candidati. La lista civica lavorerà per trovare il programma comune fra i singoli candidati. I candidati sono persone che condividono la filosofia del gruppo, ma che hanno trovato un minimo comune denominatore che li accomuna: il programma. Una parte arriverà dalle esperienze di Beppe e del suo staff, e una parte verrà dalla lista e dai problemi locali che si vogliono risolvere.

Questo è, secondo me, un importante punto di partenza per strutturare la filosofia della lista civica. Non un partito con dei delegati, non un organo piramidale. Ma un gruppo di singoli candidati agguerriti che condividono un tragitto di strada assieme.

PS: ricordiamo l’appuntamento di domani sera Mercoledì 14 Gennaio 2008, ore 20.30, ex Circoscrizione 7,  con la proiezione, e successivo dibattito, del documentario “Il potere della comunità”.

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Il potere della comunità

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Proseguno le serate a tema energetico proposte dal gruppo Amici di Beppe Grillo di Vicenza.
Quali sfide energetiche e sociali ci attendono nei prossimi anni?
Quali sono le informazioni che contano e quali soluzioni possono fornire le comunità?

Dopo le serate dedicate al “picco del petrolio”, il cui dibattito ci ha portato a focalizzare le origini del problema, continuiamo il filone proponendo un documentario che dà risposte concrete sul come affrontare la crisi energetica: “Il potere della comunità”.

Un’intera nazione ha perso l’accesso al petrolio, crisi immediata e una grande sfida: creare una nuova società a basso profilo energetico.
La trasformazione da un’agricoltura su larga scala, intensiva, e a forte dipendenza dai combustibili fossili, ad un’agricoltura a dimensione urbana, organica e meno dipendente dall’energia, e da una società altamente industrializzata ad una più sostenibile.
Il documentario racconta la storia della gente cubana, delle difficoltà, ingenuità e successi di fronte alle avversità, raccontata dalle loro parole. Mentre il mondo si avvicina al Picco del Petrolio, questo documentario fornisce un ottimo esempio di come affrontare con successo la sfida della riduzione dell’uso dell’energia.

Il documentario dura circa un’ora. La seconda ora sarà dedicata al dibattito.

Mercoledì 14 Gennaio 2009 – ore 20.30
Via F. Rismondo, 2 (ex Circoscrizione 7)
36100 Vicenza

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