Referendum a Vicenza
Aggiornamento dell’attività in corso
IL TIMOR DI POPOLO E’ DI DESTRA … E DI SINISTRA
ovvero
quando i politici prendono per il culo i cittadini con la democrazia
Nell’ormai lontano 2005, una città dormigliona, assopita, spenta, soporifera, inerte, polentona, adattata, asseverata, bigotta, passiva, amante del limbo,… insomma una città spugna di gomma, dove le farfalle nemmeno ce la fanno a sbattere le ali (figuriamoci se provocano i tornadi), avvenne un fatto che la scosse dal profondo: il Vicenza calcio in serie A? Il vescovo sorpreso con l’amante? Il sindaco che passa dall’altra parte? Il GdV che pubblica tutte le lettere dei lettori? Niente di tutto questo ma … un REFERENDUM.
Un REFERENDUM consultivo, l’unico ammesso nello statuto del comune, piccolino, nemmeno vincolante per la Casta vicentina, un referendino insomma, con il quale i vicentini volevano poter esprimere la loro opinione in merito alla richiesta di alcune modifiche dello statuto comunale e più precisamente introdurre in esso la possibilità di effettuare REFERENDUM ABROGATIVI e PROPOSITIVI.
Ma come il terremoto scuote la terra facendola vibrare tutta tanto da provocare gli tsunami, così i vicentini accorgendosi che era loro concesso di interagire direttamente con il palazzo, vibrarono tutti. Tutti? Non proprio, il passivo disinteresse è ormai rassegnato nell’animo di molti vicentini, però una buona parte reagì come risvegliatosi da un lungo sonno. Di certo si svegliarono invece di soprassalto coloro che del potere ne ambiscono il mestiere: colti di sorpresa, indispettiti, increduli, meravigliati, timorosi, impauriti di destra e di sinistra, si racchiusero a riccio per difendersi dai guastafeste che, invece di limitarsi a leggerlo nello statuto, il referendum lo volevano applicare.
I destatisi dal torpore, al contrario dei paurosi, capirono subito l’opportunità dell’evento, lo strumento del REFERENDUM inserito gioco forza nello statuto del comune ma tenuto da sempre ben lontano dalla visibilità di tutti, costringeva i mercenari della politica, la Casta, a dare ascolto alla base, ai cittadini. Avvenne allora che come l’iceberg colpì il punto debole del Titanic aprendogli nel fianco con una grossa falla, così nell’impermeabile corazzata della Casta cittadina un gruppetto di cittadini ebbero istituzionale accesso e lavorarono, ostacolati dalla Casta, boicottati dai giornali, senza finanziamenti di sorta, ad allargare il più possibile, questo accesso a tutti i cittadini.
E così , nel giorno del Signore 10 settembre 2006, si tenne per la prima volta a Vicenza, il REFERENDUM.
Stranamente i suoi effetti non vincolanti, non costringevano a prendere alcuna decisione alla Casta, unico suo obbligo (da statuto) era, ed è tutt’ora, quello di dibatterlo in CC entro un mese. Non si contano i tentativi, ufficiali e non, da parte dei risvegliatisi di chiedere alla Casta, con tutti i mezzi leciti e a norma di regolamenti, di avere una risposta in merito al risultato del REFERNDUM. Nonostante ciò, cosa ancor più strana, la Casta si guardò ben di adempiere a quest’obbligo istituzionale, sia la vecchia e sia la nuova.
Ma ormai la scossa fu data e altri avvenimenti ancor più sciagurati svegliarono altri vicentini dal torpore. Se una volta era sufficiente l’apparizione del Baggio nazionale in Corso per svegliare temporaneamente un manipolo di addormentati, ora non si contano i cortei, le manifestazioni, le associazioni, gli appuntamenti che puntualmente manifestano allegramente, insieme con le forze antisommossa, per richiedere a gran voce il diritto, negato, al principio della sussidiarietà.
Ultimo sollecito, in ordine di tempo, una delibera, una piccola delibera, una deliberina, tanto per ricordare alla Casta che ha un dovere statutario da rispettare e NON RISPETTARE LO STATUTO SIGNIFICA NON RISPETTARE I CITTADINI.
Il 21 aprile 2010 l’associazione “Più Democrazia”, vigorosamente appoggiata dal Meetup 3 e da altri simpatizzanti, tra i quali citiamo un un timido Pd e Legambiente Vicenza, ha presentato una delibera di iniziativa popolare che chiedeva tempi certi di discussione e votazione riguardo i quesiti del referendum del 2006.
Prima ancora che la delibera fosse dichiarata ammessa, ha portato frutti insperati.
Il Consiglio comunale di Vicenza, convocato in data 06/05/10, ebbe come ultimo oggetto da trattare la Comunicazione del risultato del referendum comunale consultivo di iniziativa popolare svoltosi domenica 10 settembre 2006 (art.11 dello statuto del Comune). Dopo ben 3 anni e 8 mesi l’iter amministrativo del referendum, che ricordo chiedeva l’introduzione nello statuto comunale del referendum abrogativo, propositivo e abrogativo/consultivo, si conclude.
Cito dalla mail di Giordano Lain, co-responsabile dell’iniziativa per il movimento 5 stelle di Vicenza: “Probabilmente non se la sono sentita di fare brutta figura davanti a quasi 9.000 cittadini come il consiglio comunale precedente con sindaco Hullwek”.
Tuttavia, come si evince dall’art. 17 del Regolamento del Consiglio Comunale, questa “comunicazione” é un dibattito a carattere non deliberativo, ossia giovedì non potrà esserci alcuna votazione riguardo i quesiti referendari, ma una pura e semplice discussione.
Per evitare congruenze dannose per il successo dell’ammissione della delibera da parte del Segretario, durante l’incontro svoltosi lunedì scorso, si é deciso di proporre alla consigliere Bottene o al consigliere pd-menoellino Zanetti di proporre (scusate il gioco di parole) un punto all’Odg a nostro favore solamente nel caso in cui un altro consigliere, proprio durante la comunicazione di giovedì, proponesse a sua volta un punto dell’OdG avverso ai quesiti referendari.
Ricordo che il termine ultimo per la dichiarazione dell’ammissibilità o meno della raccolta firme della delibera popolare sarà il 6 maggio, quindi proprio il giorno della comunicazione.
